Avete già pensato a cosa fare durante le prossime festività? Se non siete già stati a Trieste a visitare la mostra “Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico” vi conviene inserirla subito in agenda: chiuderà infatti il primo maggio! Per darvi un’idea di cosa vi siete persi finora, abbiamo raccolto la testimonianza di una giovane archeologa, che ha collaborato al progetto.

“Poter collaborare e veder realizzato questo grande progetto è stato davvero appassionante“, ci racconta Francesca Bassospecializzanda in Etruscologia e Archeologia italica presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Bologna, “la mostra Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico ha dato voce alle innumerevoli scoperte del nostro incredibile patrimonio sommerso, purtroppo molto spesso dimenticato”.

Francesca, ex cafoscarina, parallelamente al suo percorso di studi e alla partecipazione a numerosi scavi di ricerca (in particolare in Toscana, con il gruppo di ricerca di Etruscologia), è sempre stata interessata all’archeologia sperimentale, alla valorizzazione e alla didattica dell’archeologia: proprio per questo ha partecipato nel 2016 alla Summer School organizzata dall’Università degli Studi di Siena presso l’Archeodromo di Poggibonsi, un caso virtuoso ed esemplare di open air museum italiano. Con l’Associazione culturale Ikarus di Azzano Decimo (PN), inoltre, organizza e cura visite e laboratori didattici per valorizzare il patrimonio culturale del territorio.

Nel 2017 ha collaborato al progetto della mostra triestina: lasciamo perciò la parola a lei, che ci racconterà la sua esperienza da “addetta ai lavori”!

La parola a Francesca…

Il 1 maggio 2018 si concluderà la mostra Nel mare dell’intimità, inaugurata il 16 dicembre 2017 nello splendido scenario del Salone degli Incanti a Trieste.

E quale cornice poteva essere più adatta della ex-Peschiera che, dalla riva di una delle città e porti storicamente più interculturali d’Italia, si affaccia direttamente sul quel mare che tra le sue mura si racconta?

L’Adriatico parla di sé attraverso le sue tante voci, rappresentate dai moltissimi oggetti della mostra in gran parte rinvenuti grazie all’archeologia subacquea.

 I temi della mostra

L’Atlantico e il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità

È quella di Predrag Matvejević la prima voce che ci accoglie, ancora prima di entrare nel Salone: intellettuale, scrittore e accademico, è stato l’autore del fondamentale Breviario Mediterraneo.

Il percorso in questa “intimità” adriatica è davvero ricco e significativo: quasi 1000 oggetti esposti con il coinvolgimento di oltre 60 musei ed istituzioni e 50 studiosi, sia italiani che stranieri.

La mostra è organizzata per temi: attraversato lo Spazio adriatico, dove viene approfondita l’”idea geografica” del mare Adriatico e la sua evoluzione attraverso i secoli – dagli itineraria romani alle mappae mundi medievali fino alle carte-portolano- l’esibizione si articola in diversi setti che la scandiscono.

Percorrendoli il visitatore ha l’impressione di camminare all’interno dell’impronta lasciata sul fondale da una grande imbarcazione, osservato da pesci e sommozzatori: dalla prua, con l’ancora di epoca romana proveniente da Pirano, alla poppa dove, sulla parete di fondo del Salone, si trova la ricostruzione a grandezza reale di una sezione della stiva della nave romana di Grado con le merci che trasportava.

Porti e approdi, luoghi fondamentali per ricostruire i commerci e gli spostamenti nel mondo antico, costellano le coste adriatiche soprattutto a partire dall’epoca romana. I due grandi protagonisti sono Brindisi a sud, presso la “bocca” dell’Adriatico, e Aquileia a nord, porta di accesso all’Europa, e poi Ravenna, Ancona, TriestePola, Zara, SalonaNaronaEpidaurum (Ragusa Vecchia)Dyrrachium sono solo i principali.

L’esistenza di una vera e propria comunanza culturale (potremmo dire una koinè”) tra le due sponde dell’Adriatico fin dalla Protostoria si percepisce chiaramente anche dalla condivisione di tecnologie e linguaggio delle Navi, come avviene ad esempio per la tecnica costruttiva navale a cuciture che si riconosce già nel relitto di  Zambratija e si troverà poi in numerosi scafi di età romana assieme alla tecnica a mortase e tenoni (nave di Grado, barcone di Monfalcone, nave di Torre Santa Sabina). Per il periodo medievale un caso eccezionale è costituito dal relitto della galea di San Marco in Boccalama (Venezia), ma grandi progressi sono stati compiuti anche nella conoscenza della cantieristica cinquecentesca e successiva: dalla nave veneziana di Sveti Pavao al relitto di Gnalić alla veneziana Gagliana Grossa, al vascello veneziano di primo rango Croce Rossa, fino al relitto del brick del Regno Italico Mercurio, affondato nella battaglia di Grado del 1812.

Il trasporto marittimo era il più praticato nell’antichità: per mare venivano scambiate Merci di ogni genere, da materiali da costruzionematerie prime o semilavorate, a opere d’arte, beni di lusso, oggetti d’uso domestico e personale, fino ai materiali deperibili come alimenti, medicinali… schiavi. I ritrovamenti esposti vanno dall’epoca romana (eccezionale il relitto di Valle Ponti, Comacchio, con reperti lignei straordinariamente conservati) fino all’età rinascimentale e moderna, quando vivissimi sono i commerci tra Venezia e il Mediterraneo orientale e in particolare con l’Impero Ottomano, che fioriscono anche durante momenti politici molto turbolenti.

Seguono poi i temi degli Uomini, che solcano questo mare fin dalla Preistoria, e delle Attività legate al mare con curiosi reperti che ci parlano di pesca, la più diffusa e precoce, itticoltura e produzione del sale.

Non bisogna dimenticare che l’Adriatico fu sin dall’antichità anche teatro di Guerre: ce ne parlano il frammento del piroscafo Lombardo, che assieme al Piemonte trasportava i Mille di Garibaldi, gli oggetti del Pullino, su cui era imbarcato anche Nazario Sauro, l’imponente mole del sottomarino tedesco Molch, affondato presso Sistiana nel 1916.

Dopo i luoghi dello scontro si passa invece ai luoghi dell’incontro per eccellenza, i Luoghi sacri, dove si manifesta un’identità culturale adriatica comune espressa da nomi e forme del sacro che si riprendono tra le due sponde e dove sono custoditi i segni del passaggio di naviganti che chiedevano fortuna per i loro viaggi o ringraziavano per il loro buon esito.

Un tema, come tutti gli altri attuale ma che si carica di sfumature anche dolorose guardando sia al passato che all’attuale situazione mediterranea (e non solo) è quello delle Migrazioni. Le vicende di gruppi umani come i Gheghi, i diecimila della Vlora o l’episodio della Katër i Radës, non possono che far riflettere su tematiche come l’accoglienza, la condivisione, il ricordo, con la profonda consapevolezza di un’intimità di uomini prima di tutto che trascende qualsiasi appartenenza geografica.

Un’esperienza professionale emozionante

Da “addetta ai lavori” la mia emozione nel vedere tutti quei materiali così eterogenei prendere vita e raccontare la propria storia in questo splendido allestimento, componendo un unico percorso coerente e incredibilmente ricco di significato, è stato davvero eccezionale.

Da archeologa in particolare, non potevo che entusiasmarmi alla vista dell’imponente Navarca di Cavenzano o del Principe di Punta del Serrone -forse il ritratto di uno dei protagonisti dell’espansione romana nel Mediterraneo: Lucio Emilio Paolo, vincitore di Pidna ma raffigurato come un principe ellenistico, un fatto impensabile per un romano di quei tempi! – o osservando reperti lignei di Canale Anfora (Aquileia) straordinariamente conservati!

Ma tra le cose che mi hanno sorpreso di più ci sono molti oggetti della storia più recente, che conoscevo meno ma che mi hanno fatto scoprire ed appassionare a fatti di un passato a noi così vicino.

La mia opinione… e voi cosa ne pensate?

È una mostra che potrei definire coraggiosa per molti versi.

La sua ampiezza innanzitutto, mai affrontata come una difficoltà dai suoi appassionati creatori, prima fra tutti Rita Auriemma dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, ma come uno dei suoi punti di forza. Qualsiasi sia il proprio background culturale o interesse, attraverso il percorso di tipo tematico il visitatore può sia decidere di approfondire gli argomenti e i periodi che più lo interessano sia percorrere l’esposizione semplicemente godendo dei tanti meravigliosi oggetti raccolti in questa antologia adriatica.

È una mostra che non vuole limitarsi a stabilire un punto di arrivo nella ricerca ma vuole soprattutto lanciare un nuovo momento di riflessione e consapevolezza, portando l’attenzione sul nostro inestimabile patrimonio sommerso, sul dialogo tra esso e la comunità d’eredità che siamo tutti noi, sull’attuale situazione dell’archeologia subacquea in Italia e molto altro. Una mostra che ha il coraggio di far dialogare passato e presente, permettendoci di poter leggere ciò che accade nel nostro tempo in una diversa prospettiva.

Se non l’avete già visitata, non posso fare altro che consigliarvi di non perdere queste ultime settimane di apertura e tutti gli eventi collaterali organizzati nell’ambito della mostra… sono certa che non ve ne pentirete!

Nel mare dell’intimità: il racconto di Francesca2018-04-18T06:35:48+00:00Team

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *