Public History e Public Archaeology: eppur si muove! Le iniziative riguardanti questi temi aumentano e anche i giovani studiosi guardano sempre più alle finalità della loro ricerca in chiave “public”. Ecco la testimonianza di una giovane dottoranda che, tra Italia e Inghilterra, alla domanda “Cosa vuoi fare nella vita?” risponde “Ricerca e Divulgazione!”.

Proprio alla fine del 2017 avevamo partecipato a Milano all’incontro Archeologia e comunità: una stratigrafia di relazioni. Primo incontro sull’archeologia pubblica in Lombardia, giornata conclusiva del progetto Le vie della valorizzazione in Lombardia. Dopo una mattinata a Palazzo Litta dedicata al racconto di quanto era già stato fatto in Lombardia e alla proposta di spunti di riflessioni sull’archeologia in relazione a comunicazione, città, paesaggio e sviluppo sostenibile, la giornata è proseguita nella sede dell’Università IULM con workshop che affrontavano le diverse tematiche emerse. A quale avremmo potuto partecipare, se non al workshop dedicato ad archeologia e comunicazione, moderato da Marta Ragozzino (Polo Museale Basilicata) e con Cinzia Dal Maso di Archeostorie come discussant (qui il suo racconto)?!

Insomma, di questo tema si inizia a parlare sempre più diffusamente e stanno crescendo le iniziative in tutta Italia: un segnale positivo, che sicuramente ci incoraggia a proseguire su questa strada.

Intimamente connessa alla Public Archaeology (come avevamo avuto modo di scrive qui) è la Public History, alla quale sarà presto dedicata una giornata presso l’Università Ca’ Foscari Venezia (“Nuove prospettive nell’insegnamento della storia“, 31.01.18 ore 15.30) e su cui ci si potrà confrontare a Pisa dall’11 al 15 giugno 2018 alla 2^ Conferenza Nazionale di Public History, organizzata dall’AIPH (è ancora aperta la call for paper!)

Su questi temi abbiamo voluto raccogliere la testimonianza di una giovane studiosa di storia anticaSara Borrello, oggi dottoranda all’Università di Newcastle (UK), che, parallelamente ai suoi interessi per aspetti particolari della storia romana,  riflette su come far diventare la sua ricerca “public!

La parola a Sara…

Ho deciso di intraprendere la strada del dottorato perché amo fare ricerca e vorrei fare della ricerca il mio lavoro. I miei interessi di studio riguardano principalmente le donne e i bambini di Roma antica, con un approccio storico-politico: mi occupo, cioè, di studiare il coinvolgimento di questi soggetti nelle dinamiche di potere della Roma tardo-repubblicana. Studio il mondo antico analizzando non solo i testi degli autori antichi, ma anche iscrizioni, monete e immagini, come sculture e rilievi.

Sono però fermamente convinta che i contenuti e i risultati di ogni ricerca non debbano restare ad esclusivo appannaggio del mondo accademico, ma che debbano essere condivisi con il grande pubblico. Amo infatti raccontare quello che studio e spiegare ad altre persone le varie interpretazioni di quanto trasmessoci dalle voci antiche, nonché i metodi per analizzare scientificamente le informazioni che ci giungono dal passato.

I primi passi verso la divulgazione

Il mio ingresso nel mondo della divulgazione è avvenuto nel corso della mia laurea magistrale, all’Università Ca’ Foscari Venezia: a partire dal secondo anno ho infatti aderito ad un progetto dell’Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC), intitolato “Intrecci: la ricerca in classe”.

Questo progetto, volto a portare degli esempi di ricerca accademica nelle aule delle scuole superiori, richiedeva ad alcuni laureandi, laureati e dottorandi di Ca’ Foscari di esporre un argomento attinente la loro tesi di laurea/dottorato a studenti liceali in modo informale e comunicativo. Ogni intervento costituiva un approfondimento che, da una parte, permettesse agli studenti di andare oltre la conoscenza che si può acquisire in classe e, dall’altra, di avere un assaggio delle fonti antiche e dei metodi di indagine usate nella ricerca di ambito classico, così da costituire un intreccio immediato tra ricerca e didattica.

Sara Borrello intrecci in classe ca' foscari venezia
Sara in classe racconta ai ragazzi la ricerca sulle donne nel mondo romano

In queste occasioni ho tessuto racconti su argomenti a me ben noti, come la figura e il ruolo ‘politico’ di Servilia, matrona amante di Cesare e madre di Bruto, le Vestali e l’importanza di questo sacerdozio nella sfera civica e politica romana, l’uso della memoria di Mario nelle iniziative pubbliche, politiche e militari di Cesare, i modelli di donne appartenenti all’aristocrazia romana (chiamate “matrone”) confrontati con la loro realtà storica. Mentre illustravo ognuno di questi temi, ho sempre cercato di coinvolgere gli studenti e di adottare un linguaggio comprensibile, privo di quei “paroloni” che tendono ad allontanare i ragazzi.

L’approdo in Inghilterra

Una volta portati a termine i miei studi a Venezia mi sono trasferita a Newcastle upon Tyne, nell’Inghilterra del nord, per iniziare il dottorato di ricerca.

Anche qui il mio desiderio di fare divulgazione è rimasto e, ad esso correlato, la convinzione che la ricerca scientifica, se limitata all’interno dei contesti accademici, corra il rischio di essere fine a se stessa.

Questa mia impressione è rafforzata dall’importanza che il mondo accademico britannico attribuisce, nell’ambito della ricerca, all’engagement, ossia al coinvolgimento del pubblico non accademico, e al societal impact, ovvero agli effetti o, per meglio dire, ai benefici che la società in generale può trarre dai risultati di una ricerca. Altro elemento tenuto in gran conto nei paesi anglosassoni è la dissemination, ossia la divulgazione, da attuare in maniera semplice e coinvolgente, di saperi e metodi  scientifici, nonché degli esiti a cui si è giunti.

vallo di adriano
Gruppi di visitatori percorrono a piedi il Vallo di Adriano, 135 km di storia romana per un turismo lento e green
Una Public History per il mondo antico?

In questo contesto, sto sondando il terreno per capire come cimentarmi in una disciplina che, nata a metà degli anni Settanta negli Stati Uniti d’America, ha preso piede già da tempo nel mondo anglosassone e si sta diffondendo ora in Italia: la Public History.

Sebbene la Public History finora sia stata maggiormente applicata alla storia moderna e contemporanea, essa riguarda anche la storia antica, periodo in cui, a volte, Public History e Public Archaeology si incontrano.

Com’è possibile fare Public History quando si ha a che fare con l’antica Roma? Molte sono le iniziative che si potrebbero mettere in campo. Quotidianamente, per la mia ricerca, mi occupo di analizzare passi di autori antichi, iscrizioni, monete e immagini di vario tipo, soprattutto se connesse con la storia politica romana: perché non dare voce a queste fonti?

Nelle mie riflessioni su come divulgare la mia ricerca penso che, in una prossima occasione (spero il più presto possibile!), vorrei raccontare l’oggetto del mio lavoro iniziando proprio da una di queste fonti antiche, cercando di renderla “viva” e vicina a chi ascolta. Vorrei raccontare, cioè, la storia e la memoria (sono concetti distinti!) di un oggetto o un documento di secoli fa in modo semplice, diretto, coinvolgente e comprensibile a chiunque.

Tutto questo può essere fatto senza tradire i contenuti e i metodi critici propri delle discipline storiche: anche questi sono concetti da spiegare al grande pubblico, soprattutto per far comprendere il grande lavoro che sta dietro alla ricostruzione storica.

Questo sarà, penso, il mio modo di fare Public History.

A chi mi chiede: “Cosa vorresti fare nella vita?” ho sempre risposto: “ricerca e divulgazione”. Se per la prima posso lavorare all’interno del mondo accademico, sono convinta che la Public History sia il modo per dedicarmi alla seconda, all’interno di un intreccio che unisca questi due mondi solo apparentemente distinti – sono, infatti, i due volti di una stessa medaglia!

Ricerca&divulgazione per una storica dell’antica Roma2018-01-17T11:38:57+00:00Team

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *