È giovane, è archeologa e… ne sa a pacchi di informatica! Un connubio straordinario che offre grandi opportunità per la ricerca e per la valorizzazione dei beni culturali, come dimostra l’esempio di “Lo scavo in piazza”, la mostra allestita presso Palazzo dei Musei a Reggio Emilia per raccontare gli scavi urbani degli ultimi decenni.

Eleonora Delpozzo è una cafoscarina prossima alla laurea magistrale in archeologia, ma ha già chiaro cosa le piace fare: coniugare due suoi grandi interessi, l’archeologia e l’informatica, fonderli e trasformarli nel suo lavoro!

Proprio per questo, al termine della laurea triennale a Venezia, Eleonora ha deciso di conseguire il master “Tecnologie Open Source per i Beni Culturali“, organizzato dall’istituto FICLU (Istituto Formazione e Ricerca della Federazione Italiana Club e Centri UNESCO).

Cosa mancava? Un’esperienza all’estero! Incuriosita dalle innovazioni che offriva il panorama americano, ha perciò deciso che gli USA sarebbero stati la sua meta… mancava solo un (piccolo) dettaglio: i fondi per portare avanti il progetto!

Così ha trovato una borsa di studio presso la VIU (Venice International University) e dopo aver seguito lezioni a San Servolo, sostenuto esami e colloqui, scritto un progetto in inglese, è potuta finalmente volare oltreoceano e iniziare il suo tirocinio, coordinato dal prof. Maurizio Forte, presso la prestigiosa Duke University di Durham, nel North Carolina!

La parola ad Eleonora

L’archeologia è una disciplina che per sua stessa natura ha sempre avuto una forte vocazione multidisciplinare: l’archeologo per svolgere al meglio il suo lavoro deve, necessariamente, confrontarsi con moltissimi altri ambiti di studio, dalle discipline umanistiche a quelle più propriamente scientifiche.

Negli ultimi anni, in particolare, si stanno esplorando sempre di più le diverse possibilità che le nuove tecnologie (tecniche, software, strumenti, sviluppati nell’ultimo cinquantennio) offrono quando applicate all’ambito archeologico.

Oggi vi vorrei raccontare un’esperienza che mi ha visto coinvolta, in cui alcune di queste “nuove tecnologie” sono state messe a servizio della ricerca archeologica e della fruizione museale per dar vita a un progetto di ricostruzione virtuale, pensato per i diversi visitatori di una mostra, dai bambini agli studiosi, e volto a far conoscere vari aspetti di un’antica casa romana.

Il progetto Regium@Lepidi 

Siamo a Reggio Emilia, dove qualche anno fa è stato inaugurato il progetto Regium@Lepidi – Project 2200 che ha interessato un’area del Palazzo dei Musei, in cui sono state allestite diverse postazioni multimediali.

Qui è possibile immergersi in una simulazione virtuale dell’antica città romana tramite il visore Oculus Rift, e farsi condurre in un viaggio nel passato.

Sulla scia di questo progetto, è nata l’idea di una mostra che aggiornasse i visitatori sugli scavi urbani effettuati in città nell’ultimo decennio, e che ne illustrasse i risultati, che hanno contribuito a migliorare la conoscenza della storia dell’antica Reggio Emilia, confermando in parte ciò che era note e portando… qualche sorpresa!

La mostra “Lo scavo in piazza” a Reggio Emilia

Proprio presso il Palazzo dei Musei, l’8 aprile 2017 è stata inaugurata la mostra Lo scavo in piazza, il cui nucleo principale è costituito dai resti di una casa romana emersi nel settore sud-orientale dell’area in cui oggi sorge il parcheggio interrato di piazza della Vittoria.

Oggetto del mio tirocinio presso la Duke era proprio il rinvenimento di questa domus e come obiettivo avevo quello di studiarne la planimetria, analizzare i dati di scavo disponibili (pavimenti conservati, pezzi di intonaco ritrovati, ecc…) e realizzarne una ricostruzione virtuale!

planimetria ricostruzione domus Reggio Emilia in piazza #archeonerd

La domus in piazza è l’esito di questo lavoro: si tratta di un breve video che tramite immagini e animazioni prova a raccontare il percorso tramite il quale è stata ricostruita la casa, mettendo in luce proprio i dati archeologici alla base delle varie ipotesi che sono state formulate per poter completare la ricostruzione virtuale.

Non solo: il video dialoga con l’esposizione perché permette ai visitatori di osservare in tridimensionale i resti, mentre nella mostra sono presenti solo alcune parti dei pavimenti ritrovati, che vengono messe in evidenza nell’installazione perché il visitatore possa riconoscerle.

Diverse tecnologie sono state messe in gioco per la realizzazione di questo prodotto multimediale: la fotogrammetria digitale, ad oggi molto diffusa grazie alla sua flessibilità e al suo utilizzo tramite i droni, varie tecniche di modellazione tridimensionale, diversi software tra cui un game engine, per creare un prodotto il più versatile possibile.

 

Per me, che ho una formazione archeologica, queste tecnologie sono uno strumento potentissimo per comunicare il grande lavoro di ricerca che si nasconde dietro una mostra, una ricostruzione, o anche solo un volantino illustrativo, e sono un alleato per l’archeologia pubblica!

Per questo, nel mio lavoro, ho cercato di mantenere un approccio archeologico, per portare tutti i visitatori della mostra non dentro la simulazione di un paesaggio virtuale antico, ma piuttosto sui passi di un processo mentale, di una riflessione scientifica comprensibile e open.

 Se ci sono riuscita ditemelo voi, la mostra è aperta fino al 3 settembre!

E a noi non resta che invitarvi a cogliere il suo invito e a mandarci le vostre impressioni 😉

Ricostruzioni 3D: #archeonerd in azione2017-08-07T08:00:10+00:00Team

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