Che cosa significa Public History o Storia Pubblica? C’entra qualcosa con l’Archeologia Pubblica? Ce lo siamo chiesti quando abbiamo sentito parlare della nascita in Italia dell’AIPH, l’Associazione Italiana di Public History

Una grandissima innovazione nel campo della ricerca accademica di ambito umanistico è stata quella dell’istituzionalizzazione di due discipline, la Public Archaeology e la Public History, iniziata verso la fine del secolo scorso in alcune università statunitensi e britanniche.

Le due discipline sono state formulate in momenti, modi e da protagonisti diversi, ma hanno molto in comune: in entrambi i casi, infatti, non si tratta solamente di teorizzare un nuovo modo di divulgare le conoscenze storico – archeologiche per raggiungere un ampio pubblico, magari attraverso le possibilità offerte dai cosiddetti “nuovi media”, ma di codificare un nuovo modo di “fare storia” coinvolgendo in prima persona le comunità.

Questa disciplina, nel corso degli ultimi trent’anni, ha preso forma ed ha conquistato una sua autonomia nei dipartimenti di storia delle maggiori università, facendo breccia anche in alcune istituzioni culturali tradizionali come biblioteche, musei e archivi, sia pubblici che privati. Questo processo di rilettura delle discipline storiche è arrivato, da qualche tempo, anche in Italia… oggi infatti sono sempre di più le realtà che si stanno occupando di questi temi (qui un articolo di approfondimento).

La Storia Pubblica

Fare public history oggi non significa solo insegnare o divulgare un certo tipo di storia concretamente applicata ai problemi dibattuti oggi nell’arena pubblica, con l’aspirazione di raggiungere un ampio pubblico. Significa anche fare una storia in contatto diretto con l’evoluzione della mentalità e del senso delle appartenenze collettive delle diverse comunità che convivono all’interno dello spazio nazionale e nel villaggio globale e valorizzare lo studio delle loro identità.

S. Noiret, 2009, p. 275
Con queste parole nel 2009 S. Noiret, nel suo articolo “Public History” e “Storia pubblica” nella rete introduceva alcuni concetti alla base di questa disciplina evidenziando soprattutto l’imprescindibile legame con la rete. La public history infatti è fortemente legata all’uso del web come mezzo di comunicazione e vede in tutti i media disponibili efficaci strumenti per la condivisione della storia.
Cosa distingue un public historian da uno storico? 
Essere un public historian dunque significa studiare e fare storia applicando metodologie scientifiche (quelle apprese all’Università) ma in un’ottica di apertura al pubblico. Un public historian fa storia stando vicino alle comunità e ricostruisce quindi memorie e identità, fa storia insieme alla gente in maniera interattiva, utilizzando i media che ha a disposizione in maniera consapevole e professionale.
Il public historian, insomma, è uno storico che, partendo da una solida base scientifica, innova il modo di comunicare e divulgare la storia, mettendosi al servizio del pubblico.
L’Associazione Italiana di Public History
Sull’esempio di quanto è avvenuto in ambito internazionale, anche in Italia ultimamente si è iniziato a parlare sempre più spesso di Public History. Il dibattito intorno a questa disciplina ha visto nascere, nel 2016, l’AIPH – Associazione Italiana di Public History, creata con lo scopo di “promuovere la cultura: in particolare promuovere la Public History in Italia e la sua valorizzazione nell’ambito scientifico, accademico, civile”. L’Associazione è la prima in Europa ad aderire alla IFPH, l’International Federation for Public History, struttura nata con l’obiettivo primario di creare una rete internazionale tra studiosi e istituti che praticano la Storia Pubblica. Alla base della formazione di questi innovativi centri di ricerca c’è la convinzione che la conoscenza storica e la sua pratica, che hanno come centro fondamentale di formazione e produzione l’Università, non devono avere come limiti solo quelli del mondo accademico.
Quali strategie per “fare public history”? 

Gli strumenti che l’AIPH utilizza per perseguire l’obiettivo di promuovere la public history e il confronto tra public historians prevedono “la preparazione di un Convegno annuale, la pubblicazione di notizie, dati, documenti e studi attraverso notiziari periodici, siano essi informatici o cartacei, e attraverso i vari canali mediatici che saranno ritenuti utili allo scopo oltre che la preparazione di eventi e di attività di Public History sul terreno come l’allestimento di musei, le mostre, le rievocazioni storiche, le performance teatrali, lo storytelling, la creazioni di materiali audiovisivi, le consulenze storiche, la collaborazione con i media, ecc” (art. 2 dello statuto).

La Prima Conferenza dell’AIPH
Con questo spirito quest’anno si svolgerà la prima conferenza organizzata dall’AIPH dedicata interamente al tema della Storia Pubblica, che avrà luogo a Ravenna, nel campus distaccato dell’Università di Bologna, dal 5 al 9 giugno 2017,  in concomitanza con la IV conferenza internazionale dell’IFPH.
Il programma è ancora provvisorio, ma è già ricchissimo di contributi di vario tipo, dalle esperienze italiane di storia pubblica in musei, a progetti di ricerca universitaria o progetti promossi da altri enti (qui il programma).
Questo evento rappresenta un momento importante che dimostra come nel campo delle discipline storiche  inizi a farsi sempre più strada un nuovo modo di approcciarsi e di “fare storia”, che non è più quello di qualche singolo ricercatore o professionista illuminato. Sono sempre più numerosi gli esempi che dimostrano come la public history, insieme alla public archaeology, stiano diventando veri e propri filoni di pensiero e di ricerca indipendenti, dibattuti a livello scientifico, ma sempre attenti ai risvolti sociali, affinché “pubblico” non rimanga solo un aggettivo ma diventi il presupposto concreto di un nuovo modo di pensare e fare la ricerca.
Anche la Storia diventa… “Public”2017-04-27T21:23:24+00:00Team

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