Dall’Italia all’Inghilterra: l’esperienza di una giovane archeologa che ha scelto di approfondire il tema della Public Archaeology a Londra, tornando con un bagaglio ricco di nuove idee e spunti per il futuro.

In attesa di Welcome to the dig!, vogliamo raccontarvi la storia di Lia La Terra, giovane archeologa di origini piemontesi specializzata in Archeologia preromana. Lia, come molti colleghi, ha seguito un percorso di formazione lineare presso l’Università di Milano: laurea triennale e magistrale, scuola di specializzazione e infine il dottorato.

Fin dai primi anni dei suoi studi, però, ha maturato una coscienza che l’ha portata a domandarsi “può servire a qualcuno quello che faccio? Per chi e a chi mi rivolgo?”… per dare risposta a questa esigenza di vivere “l’essere archeologa” in forma più aperta, due anni fa Lia ha deciso di volare a Londra. A fare cosa? Ve lo facciamo raccontare da lei, ecco la sua storia!

La parola a Lia…

Questa mia propensione alla comunicazione dell’archeologia è cominciata dieci anni fa quando ho iniziato a ideare percorsi di archeologia per bambini, progetti di valorizzazione dell’archeologia e storia locale, trovandomi di fronte a sfide nuove non prima immaginate dentro le mura dell’Università.

Già durante gli scavi  riscontravo la difficoltà nel trovare linguaggi adeguati e coinvolgenti per i passanti che, incuriositi, chiedevano informazioni. Difficile spiegare quello che facevamo trovando un vocabolario esaustivo e coinvolgente, non troppo tecnico e distante.

Come trasmettere la bellezza del passato e un senso di appartenenza e rispetto verso di esso, senza retorica? Nessun corso mi aveva insegnato tutto questo, nessun corso all’università immetteva l’archeologia nel mondo attuale.

L’esperienza londinese

Concluso il mio percorso universitario non mi ero ancora  accontentata di tutto quello che, da sola, avevo imparato in termini di managementprogettazione di percorsi sul patrimonio. È così che ho deciso, dopo quattro tesi nel cassetto, di tornare tra i banchi di scuola per frequentare a Londra il Master of Arts in Public Archaeology con Tim Schadla-Hall.

Se dovessi confrontare le aspettative iniziali che avevo a settembre 2014, quando cominciai, con ciò che poi ho vissuto realmente, credo di dover ammettere che mi troverei di fronte ad un incredibile divario.  Andavo infatti per acquisire capacità tecniche in termini di comunicazione e gestione del patrimonio culturale, non mi aspettavo di certo di scoprire una vastità multidisciplinare tale da farmi ribaltare completamente certe mie opinioni e allo stesso tempo di far spaziare i miei orizzonti!

Ho potuto realizzare come sotto il nome di Public Archaeology si raccolgono moltissimi nodi di interesse: ci sono sì i digital media, la cultural economics, le science humanities, l’educazione pedagogica, la progettazione dei siti, l’attivismo comunitario, ma ci sono anche gli heritage values, le identities, gli human rights, la diplomazia internazionale e la politica. Insomma, un  percorso dedicato a spiegare come l’archeologia può incontrare il mondo.

(https://gasmasquerade.wordpress.com/2015/01/11/public-archaeology-some-common-types/)

Durante questo mio percorso, per molti aspetti frenetico, ho maturato una mia definizione personale di Public Archaeology, anche se non è facile condensare in poche frasi cosa questa rappresenti. L’archeologia pubblica è per me quello strumento che mi ha permesso di scoprire il valore politico dell’archeologia, laddove con politico si intende la capacità di koinonia (la condivisione, la partecipazione e il senso di appartenenza responsabile al bene pubblico). È uno strumento in grado di rinforzare la consapevolezza del proprio ruolo sociale come ponte tra il passato e il presente, costruttore di identità comunitarie, nonché del suo ruolo educativo per i giovani che, attraverso le tracce del passato, possono sentirsi parte di un bene comune più grande da preservare e consegnare alle future generazioni. Infine è comprendere le esigenze culturali, sociali ed economiche di una comunità per provare ad accrescerle.

La formazione a Londra è stata un’esperienza decisiva e fondamentale, che ha richiesto molto energie. Per certi tratti è stata anche un’esperienza difficile: ci sono arrivata ad un momento della formazione già molto avanzato, quando ero già estremamente formata, e ho dovuto affrontare una realtà accademica a tratti incompatibile con quella italiana per tempi e metodologie e un sistema culturale e di gestione del bene pubblico molto diverso dal nostro.

Ritorno in Italia

Ho deciso di concludere il mio percorso londinese perché ho preferito anteporvi altre scelte famigliari: ho sposato un padovano e ho deciso di accettare la sfida e rientrare in Italia. Il rientro non è stato indolore. Anzi. Spaesamento totale e senso di grande impotenza. Raccolte le forze dopo i primi abbattimenti, ora sto ritrovando il senso di quello che desidero fare.

La mia tesi di Master (If The Time were a Flower) mi ha offerto una nuova direzione che sto coltivando anche qui in Italia: la possibile applicazione in ambito museale del Metodo Montessori. Sto cercando di cominciare un cammino sulla didattica della storia, perché sono convinta della necessità di partire dalle generazioni più giovani. Ho molti sogni nel cassetto, sono affascinata dalla possibilità di inventare e declinare percorsi per categorie speciali (carceri, disabili). Credo di avere di fronte una sfida consistente per la quale ci vorrà del tempo. La consapevolezza di quanto l’archeologia  possa essere parte del mondo che abbiamo attorno e addirittura un mezzo che aiuti a  migliorarlo e potenziarlo deve ancora essere condivisa completamente.

Un’archeologia per… incontrare il mondo

Per concludere, e rubando le parole a Gabriel Moshenska, co-supervisor del Master in Public Archaeology, direi che la scommessa dell’archeologia pubblica, e quindi di chi fa archeologia pubblica, è quella di “incontrare il mondo” attraverso la propria storia con tutto quello che ne comporta sotto ogni aspetto sociale, politico ed economico.

Londra A/R: un’archeologa “incontra il mondo”2017-03-23T21:45:05+00:00Team

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *