Domenica 19 febbraio 2017, ore 19… usciti gli ultimi visitatori, si spengono le luci del Palazzo dei Congressi di Firenze.

Anche quest’anno, tourismA è stato un successo: idee, parole, persone hanno riempito le sale del Palazzo… tre giorni a cui chiunque, professionista, studente o appassionato di archeologia, non può mancare.

Ma cosa ci portiamo noi a casa da queste giornate fiorentine? Nel nostro ultimo post avevamo cercato di orientarvi all’interno di un calendario estremamente denso di eventi, che abbiamo definito imperdibili. Oggi abbiamo deciso di raccontarvi alcune delle nostre esperienze in questi tre giorni, quelle che per noi sono state le più importanti perché ci hanno offerto nuovi spunti su cui lavorare, fornito confronti, confermato o smentito idee e dato la possibilità di conoscere persone che stanno facendo lavori straordinari.

 

Archeosocial. Stratigrafia d’immagini e parole

Con le giovani professioniste di Professione archeologo e di Archeopop il venerdì mattina si è parlato di comunicazione e social o meglio, delle migliori strategie per raccontare uno scavo archeologico attraverso gli strumenti di comunicazione più immediati e diffusi.

Le archeologhe dell’Università Roma Tre hanno contribuito presentando il loro Roma 3 Scava, progetto che intende “aprire virtualmente le porte” degli scavi di ricerca in corso nel cuore di Roma. La pagina Facebook, attiva dal 2014, conta 1704 follower e, a giudicare dai dati insights presentati, numerose interazioni, frutto di un lavoro continuo svolto da un team sempre attento ai contenuti, al tipo di messaggi e al modo in cui veicolarli.

I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con un workshop… in cui siamo stati noi a metterci in gioco! Come primo passaggio è stato illustrato il lavoro svolto per lo scavo dell’Università del Salento nel sito di Aquinum , antico centro del Lazio ricordato come “grande città” dal geografo Strabone, presente sui principali social e molto seguito dagli utenti, tanto da rappresentare un ottimo caso di studio.

I partecipanti sono poi stati suddivisi in tre gruppi di lavoro, a cui è stato assegnato un tema e, utilizzando i materiali messi a disposizione proprio da questo scavo, si è tentato di elaborare una strategia digitale di comunicazione sui principali social (Facebook, Twitter, Instagram e YouTube).

archeosocial

Il gruppo di cui facevamo parte aveva come tema “la stratigrafia”, ossia la comunicazione vera e propria del lavoro dell’archeologo sullo scavo…dopo un primo momento di riflessione, è partito un brainstorming vivacissimo e divertente, che ci ha portato a confrontarci con persone dalle diverse esperienze e con tante buone idee!

Abbiamo lavorato sui contenuti da comunicare, sulle parole da utilizzare, sulle foto da allegare e sugli #hashtag da inserire e ci siamo scontrate con le difficoltà di elaborare post efficaci, semplici ma non banali, ad effetto ma che non puntino solamente su giochi di parole.

Una giornata social non poteva che concludersi con una diretta su Facebook, con la quale tutti i partecipanti hanno salutato la community di internet attraverso la pagina di Professione Archeologo. Eccoci:

Il racconto dei racconti

Sempre rivolto ai nuovi metodi di comunicazione e valorizzazione del patrimonio archeologico è stato il workshop Il racconto dei racconti a cura del CNR – Istituto per le Tecnologie applicate ai Beni culturali.

Durante la giornata i diversi professionisti, grazie a numerosi interventi e dimostrazioni, hanno analizzato e raccontato le nuove modalità di comunicazione e coinvolgimento del pubblico attraverso la tecnologia digitale e i nuovi media, con un’attenzione particolare rivolta al mondo della realtà virtuale e dei videogames (a tourismA anche il caso del Mann di Napoli, di cui vi avevamo parlato qui).

Perché ricorrere a questi nuovi mezzi di “edutainment”? L’obiettivo è il miglioramento dell’accessibilità e l’avvicinamento di un sempre maggior pubblico alla cultura, regalandogli esperienze emozionali, efficaci per colpire e incuriosire il visitatore, che sarà stimolato a ripetere l’esperienza ed approfondirla. Tanti gli interventi e gli esempi citati, tra cui il Museo Virtuale della Valle del Cadore, i 3D di Pompei ed Ercolano, le audioguide non convenzionali della mostra Love, il percorso Ara com’era, il progetto #mAppiaM ed altri ancora.

L’archeologia italiana è res…publica?

Quanto l’archeologia appartiene ai cittadini, comunità, territori? Quale impegno perché sia sempre più viva?

Queste le domande che Cinzia Dal Maso, direttore di Archeostorie. Journal of Public Archaeology (che ha appena lanciato la call for papers 2017 per il secondo numero della rivista), ha rivolto ai moltissimi ospiti della tavola rotonda che si è tenuta sabato pomeriggio.

Un momento importante di confronto-scontro realizzato attraverso le testimonianze di numerosi esponenti dell’archeologia italiana e non, come Andrea Carandini, Daniele Manacorda, Giuliano Volpe, Akira Matsuda, Valentino Nizzo, Chiara Bonacchi, Massimo Osanna, Marco Valenti,  solo per citarne alcuni…

archeologia res pubblica

Tanti i temi affrontati, così come tanti sono i tasselli che compongono il concetto di archeologia pubblica che, riprendendo le parole di C. Bonacchi della UCL, non è una semplice etichetta per comprendere pratiche che già c’erano, ma è un “nuovo modo di ordinare tante tessere che compongono un unico mosaico“.

A livello teorico, si è parlato dell’ormai stringente se non indispensabile esigenza di pensare e soprattutto fare un’archeologia sostenibile in Italia, un’archeologia che appartenga ai cittadini, al territorio e alle comunità che vi abitano, un’archeologia che sia per tutti (memorabile la frase di G. Volpe “l’archeologia o è pubblica o non è“).

Questo poiché la natura stessa della disciplina è sociale (“L’archeologia è una specie di scatola in cui sono conservate le memorie materiali del passaggio dell’uomo sul pianeta” D. Manacorda, qui il testo integrale), poiché studia un passato che appartiene a tutti, sia intellettualmente sia pragmaticamente.

Si è poi parlato del fatto che l’archeologia e i risultati delle indagini debbano essere comunicati al pubblico, (poiché gli “oggetti non parlano da soli, hanno bisogno di essere raccontati” A. Carandini), con conseguenti ricadute misurabili su cittadini e territorio, un concetto ribadito da più fronti e che non trova ancora la giusta applicazione in Italia.

Non solo una ricerca archeologica aperta ai cittadini, ma anche agli stessi operatori del settore: si è infatti discusso anche sugli open data e sulla necessità di pubblicazioni veloci, condivisi e accessibili.

Tante anche le esperienze raccontate, esempi virtuosi e pionieristici in Italia, come quello dell’Archeodromo di Poggibonsi (vincitore 2016 del Premio R. Francovich e nel 2017 dell’Art Bonus), presentato da M. Valenti dell’Università di Siena, un open air museum all’interno del quale si riproduce la vita di un villaggio di IX-X secolo, rigorosamente ricostruito grazie ad un lavoro di ricerca su fonti e dati archeologici. Sono stati inoltre presentati anche i casi dello scavo della terramara di Pilastri, da V. Nizzo, da poco nominato nuovo direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il progetto Uomini e cose a Vignale, da E. Zanini dell’Università di Siena e il caso di Pompei, presentato da M. Osanna, direttore generale della Soprintendenza Speciale Pompei.

L’archeologia in Italia e nel mondo…con due ospiti speciali

Dall’Egitto al Perù, dalla Mesopotamia alla Calabria, dall’Etruria all’Algeria… tourismA è stata anche l’occasione, per Università ed altri enti, di mostrare i risultati di scavi archeologici, progetti di ricerca e di valorizzazione che sono in corso in tutto il mondo, raccontati dagli stessi protagonisti.

Sabato mattina, in occasione del convegno “I Longobardi in Italia”, l’intero auditorium si è emozionato durante la consegna del premio speciale “Riccardo Francovich” a Piero Angela per l’importante impegno nella divulgazione scientifica che lo vede protagonista da più di quarant’anni. Il giornalista è stato salutato con una standing ovation del pubblico e con un applauso di più di due minuti, accolto da una folla di fan di tutte le età.

Alberto Angela e la Gioconda di Leonardo

Non meno calorosa è stata l’accoglienza, il giorno dopo, al figlio Alberto durante l’evento di chiusura della tre giorni fiorentina. Il nuovo “eroe nazionale” ha incantato il pubblico raccontando le vicende della realizzazione della Gioconda, in un auditorium che ha tenuto il fiato sospeso per più di un’ora ascoltando l’avvincente storia del capolavoro di Leonardo.

Non solo conferenze a tourismA 2017…

TourismA però non è stato solo conferenze e convegni… più di 60 espositori infatti, tra Musei, Associazioni culturali, Università, Enti turistici, erano presenti per raccontare e mostrare il proprio lavoro, le ricerche e le iniziative che li vedono coinvolti.

Anche quest’anno poi per i più piccoli sarebbe stato impossibile annoiarsi… numerosi infatti sono stati i laboratori didattici a loro dedicati, con attività che andavano dalla Preistoria ai Longobardi.

Presenti ovunque a registrare, intervistare e fotografare i ragazzi di Let’s Dig Again, la prima web radio archeologica in Italia, impegnati  dalla mattina alla sera a condividere e raccontare quanto accadeva durante il salone.

Insomma, questa è stata la nostra esperienza a tourismA 2017, un evento che dimostra come stia mutando ed evolvendo l’archeologia, lasciandoci intravedere nuove ed entusiasmanti strade da percorrere e facendoci credere di nuovo in una disciplina affascinante, che, citando le parole di Manacorda:

è lo strumento che ci permette di vivere le vite degli altri e attingere l’infinito

D. Manacorda
Ritorno a tourismA… 2017! La nostra esperienza2017-02-21T13:46:22+00:00Team

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